
Garden Residences · dal 1929
La casa dei Prete
Vicolo Tessitori, Scafati
La casa sta in un vicolo che porta il nome di un mestiere. I telai stavano in fondo alla strada, non qui dentro: questa è sempre stata una casa, non un opificio.
Quei telai erano di mio padre. Li mise su nel 1948, appena tornato dalla guerra.
Un uomo torna dal fronte e la prima cosa che fa è rimettere in moto un mestiere: da quei telai, in fondo a questa strada, è cominciata la nostra storia. La casa a un capo del vicolo, il lavoro all’altro.
È per questo che quando qui si parla di radici non si parla per modo di dire: sono cento metri di strada.
Il 1929 è l’anno che ci portiamo dietro da sempre: è quando fu finita, ed è quello scritto sotto il nome. Che i muri avessero cominciato a salire nel 1920 ce lo siamo tramandati — carte non ne abbiamo, è memoria di famiglia.
La costruì un cugino di mio nonno — anche lui Prete.
Negli anni Settanta il vicolo era il mio cortile: ci giocavo a pallone con i ragazzi della strada, e questa era la casa davanti a cui giocavo. Negli anni Novanta l’abbiamo comprata noi. Dalla famiglia non è mai uscita: ha cambiato ramo, ed è finita a chi in quel vicolo c’era stato bambino.
Non è un complesso turistico ricavato da qualcosa. È la casa di famiglia in cui, da qualche anno, entrano anche gli ospiti.
Una casa a corte
Il palazzo è costruito come si faceva un tempo: le stanze tutt’intorno, il cortile dentro, e nel cortile il giardino.
Dal vicolo non si vede niente. Entri, e vedi il paradiso: gli alberi, la ghiaia, i limoni stanno lì, chiusi dentro le mura, e da fuori nessuno sa che ci sono.
È il motivo per cui gli ospiti scrivono sempre la stessa cosa — un posto tranquillo, un lugar tranquilo, ein toller Urlaub — e non è una scelta d’arredamento: è come è fatta la casa. Le finestre non danno sulla strada. Danno sul giardino.
Case così non se ne costruiscono più. Questa è rimasta.
È cominciato da lei
Therese, mia moglie, ama i giardini.
Nel 2017 il palazzo stava cadendo. Non c’era un progetto, non c’era un’idea, non c’era niente: c’era una corte abbandonata da anni. E lei, con la sua caparbietà, continuava ad accudire i limoni. Nessuno gliel’aveva chiesto, e non serviva a nulla.
È da lì che è partito, in me, lo slancio per far rivivere la storia.
Il giardino non è venuto dopo la ristrutturazione, come si crederebbe guardandolo oggi. È venuto prima, ed è la ragione per cui la ristrutturazione c’è stata. Prima si sono salvati gli alberi, poi la casa.
Il pannello nella corte
Quello che segue è appeso nella casa. Lo riportiamo com’è.
Questa corte di famiglia, la casa dei Prete, nasce nel 1929. All’interno, il giardino prende vita come spazio di ristoro, di lavoro e di gioco, e con esso una promessa: che qui, tra le fronde, la vita avrebbe avuto spazio per crescere.
Tra questi alberi sono cresciute tre generazioni di Prete. I bambini hanno corso, giocato, sono stati accarezzati e sgridati, hanno riso e pianto sotto le stesse chiome che oggi offrono ombra e memoria.
Gli alberi hanno visto il tempo passare, ma hanno resistito, stagione dopo stagione, con la forza silenziosa di chi non dimentica.
Negli anni 2000, per varie ragioni, questa corte fu abbandonata. Il giardino, un tempo vivido e pieno di vita, lentamente perse la sua bellezza.
Nel 2017, guardando ciò che era rimasto, ho deciso di ridare dignità a questo luogo con una ristrutturazione pensata non solo per ricostruire, ma per celebrare l’autenticità e l’anima che qui erano nate quasi un secolo prima.
Volevo restituire il bello, rispettando ciò che rendeva Domus Prete originale: i suoi alberi, le sue pietre, la sua memoria.
E volevo donare ai nostri figli, che vivono lontani, un luogo ameno, accogliente e autentico, quando tornano nei luoghi dove sono nati. Un angolo che fosse ancora casa, dove poter vedere il bello e sentire che le radici esistono e resistono.
Ma è prima del 2017 che è iniziata la vera rinascita del giardino, grazie a mia moglie Therese.
Con affetto silenzioso e costante, ha curato le piante abbandonate, protetto le radici, dato nuova vita agli angoli dimenticati.
Ha costruito aiuole, piantato fiori, nutrito la terra. Ogni angolo che oggi vedete fiorire porta il segno della sua dedizione.
A Therese, che ha fatto di questo giardino una carezza visibile del suo amore.
S. Prete
Gli alberi sono gli stessi
Quando dormi qui, il giardino che vedi dalla finestra è quello in cui hanno giocato tre generazioni di bambini. I limoni che trovi sul tavolo vengono da quegli alberi. Le cementine sui pavimenti sono quelle posate quasi un secolo fa.
Non è un allestimento: è una casa che ha resistito, ed è stata rimessa in piedi da qualcuno che ci era nato.
Ecco perché si chiama Domus Prete, e perché sotto il nome c’è scritto dal 1929.
— Salvatore Prete, proprietario
La linea del tempo
- 1920 ca.La fa costruire un cugino di mio nonno, anche lui Prete. Memoria di famiglia: carte non ne abbiamo.
- 1929È finito: una casa a corte, com’è si usava allora. Le stanze intorno, il giardino chiuso dentro.
- 1948Mio padre torna dalla guerra e mette su i telai in fondo al vicolo. È lì che comincia la nostra storia: la tessitura.
- anni ’70Il vicolo è il mio cortile: pallone con i ragazzi della strada. Tre generazioni di bambini Prete crescono sotto gli stessi alberi.
- anni ’90La compriamo noi: dalla famiglia non è mai uscita, ha solo cambiato ramo.
- 2000La corte viene abbandonata. Il giardino perde la sua bellezza.
- 2017Il palazzo cade. Therese, con caparbietà, continua ad accudire i limoni: nessuno gliel’ha chiesto. Da lì parte tutto.
- e poiDa quello slancio, la ristrutturazione: non ricostruire, ma tenere gli alberi, le pietre, la memoria.
- 2023Ad Agerola cominciano i lavori nella casa del bisnonno di Therese: tre anni, e due unità rinate.
- oggiTre case intorno a quello stesso giardino. E dal 2027 anche Agerola, la casa dei Medaglia: stessa insegna, stesse persone.




























